UE, servono chiarimenti sul DEF. I “conti” non tornano?

Home / Blog / UE, servono chiarimenti sul DEF. I “conti” non tornano?
UE, servono chiarimenti sul DEF. I “conti” non tornano?

di Federico Tremarco

L’Europa chiede chiarimenti sul DEF.
Mi chiedo, il documento di economia e finanza punta ad una manovra espansiva, cioè mirata alla crescita?
E ancora, un governo che nasce con lo spread decisamente al ribasso, quali vantaggi avrà in termini di risparmio sul debito pubblico? Tutta la propaganda fatta su un governo che nasce con lo spread a favore, nato per senso di responsabilità verso gli italiani, come affronterà le richiesta dell’UE?

La mia perplessità nasce da alcuni ragionamenti.

Il ministro Roberto Gualtieri, aveva prospettato un via libera senza interruzioni, eppure, come per il governo precedente anche questa volta arriva la missiva da Bruxelles.



Sembrava concordato il deficit di bilancio per il prossimo anno nei limiti del 2,2% del Pil, ma la richiesta dell’UE cambia lo scenario.

“Il piano dell’Italia non è conforme ai parametri di riferimento per la riduzione del debito nel 2020”, questa la sintesi della missiva.
A quanto pare un peggioramento dello 0,1 per cento contraddice la raccomandazione di Bruxelles, di una riduzione del debito pari allo 0,6%.
Ergo, “questi elementi non sembrano essere in linea con i requisiti della politica di bilancio stabiliti dalla Commissione”.

E si riaccende una polemica tra maggioranza ed opposizione. Il Presidente del consiglio, Giuseppe Conte, dice che “Lo spread si è ridotto in questa ultima parte del 2019 e ci permetterà di risparmiare fino a 18 miliardi di euro portando a una riduzione del rapporto debito-Pil. Lavoreremo perché la riduzione dello spread sia ancora più significativa e i mercati possano credere ancora di più in noi”.

Ma si tratta di un auspicio, non di una certezza. Infatti i consulenti di Bruxelles non hanno esitato a puntualizzare sui necessari chiarimenti.

La previsione è che il debito (al lordo dei sostegni) scenda dal 135,7 al 135,2 %. Quello netto invece, non considerando cioè i finanziamenti al vecchio Fondo salva Stati, dal 132,5 al 132 %. Dovrebbe essere la conseguenza di una crescita del Pil nominale dell’1,96 % e del deficit del 2,2. Questa tesi sarebbe valida se si crescesse del 2,6 per cento.
La Commissione europea ha fatto le valutazioni del caso, inviando la richiesta di chiarimenti all’Italia. E ora, quali saranno, se necessarie la azioni correttive al Def?

Di una cosa sono sicuro, l’Italia ha bisogno di tornare a respirare con più lavoro e occupazione. E non mi sembra che la propaganda fatta in questi due mesi si sita concretizzando in elementi a nostro favore.

Condividi su

Lascia un commento